La mia prima fotografia l’ho scattata con una macchina fotografica di Barbie. Avrò avuto 6 o 7 anni credo, quindi stiamo parlando della fine degli anni ’90, e ho fotografato un porto con le barche a vela, da una posizione panoramica. Mamma dovrebbe ancora avere questa foto da qualche parte, che per anni è stata appesa nella bacheca in sughero in cucina, accanto al calendario e a qualche foto mia e di mia sorella. La macchinetta era un gioco, ma scattava fotografie col rullino – completamente sfocate a dir la verità – ma funzionava in un’epoca in cui scattare fotografie era cosa da adulti.
Ricordo un’altra fotografia, tra le prime e fatta con la macchina a rullino dei miei, raffigura i miei genitori in piedi accanto al passeggino con mia sorella dentro. Papà era troppo alto, quindi non rientra con tutta la testa nella foto o almeno quella era la mia prospettiva allora.
Successivamente ho ricevuto in regalo una macchina fotografica vera, non giocattolo s’intende, ma ogni fotografia era così preziosa perché i rullini costavano e sviluppare le foto anche. Non ricordo particolari fotografie fatte, qualche esempio di quelli che oggi chiameremmo selfie, davanti allo specchio enorme in sala e qualche foto turistica, sicuramente.
Con l’avvento del digitale ho avuto una piccola macchina fotografica che è stata dismessa quando lo smartphone di turno aveva una qualità migliore.
Mi ritrovo poi a maggio 2019 – mio compleanno: dopo diversi mesi di mia indecisione e mie ricerche, il mio compagno mi regala – del tutto inaspettatamente – la mia prima macchina fotografica, Nikon D3300. Inizio così a cliccare, in modalità auto. Ma, sebbene già il cambio di strumentazione aiutasse molto nella qualità della fotografia ai miei occhi, il mio obiettivo era quello di saper scattare anche in manuale: già dopo poco, mi ero resa conto che lei faceva abbastanza bene in automatico, ma non quello che volevo io. Ho seguito alcune lezioni su Youtube di una fotografa americana di food, la mia prima passione è cucinare, e ho finalmente capito a cosa servissero aperture, ISO, shutter speed…
Da quel momento, leggo, guardo video e foto di altri “mentor” inconsapevoli e scatto. Dopo ore, riesco ad avere una sola fotografia che mi sembra accettabile e questo mi piace. Osserverò i cambiamenti negli anni, la mia lotta con la composition degli elementi, la post-produzione e il messaggio che voglio mettere nella foto.
Questa foto l’ho scattata questo agosto in Sardegna, volevo scattare qualche foto ai fichi d’India e in un viaggio verso il sito archeologico Su Nuraxi di Barumini, patrimonio UNESCO, ci siamo fermati. I fichi d’India sono una buona rappresentazione di caldo e sole, perfetta sintesi di quella giornata.